La linea sottile tra adattarsi e mentire
Se anche le vostre pagine TikTok sono invase da persone partite per l’Australia a stravolgere la propria vita, forse sapete già di cosa sto parlando. Se invece questo mondo vi è lontano, preparatevi: alcune cose potrebbero sorprendervi.
Dal primo giorno in cui ho messo piede qui, c’è una frase che ho sentito ripetere più e più volte. Un piccolo mantra che, ancora oggi, mi rimbomba nella testa:
In Australia se vuoi lavorare devi mentire
All’inizio pensavo si trattasse delle solite esagerazioni. Un curriculum vitae un po’ sistemato, qualche esperienza raccontata meglio di come è andata davvero. Cose che, in fondo, abbiamo visto fare ovunque. Poi ho capito che qui si parla di altro.
Lavori che non sono mai esistiti. Esperienze completamente inventate. Persone che si fingono ex datori di lavoro per rispondere alle referenze. Per noi italiani, o almeno per molti di noi, è uno shock.
Un conto è dire di aver usato Excel più spesso di quanto sia realmente successo. Un altro è scrivere sul curriculum che sei piastrellista quando nella vita hai sempre fatto punture ed elettrocardiogrammi. Perché poi quel lavoro lo devi fare davvero e devi anche cavartela da solo.
In Australia, per chi arriva senza qualifiche locali o senza un inglese perfetto, le possibilità spesso si concentrano negli stessi settori: hospitality, construction, lavori manuali, lavori temporanei. E quando invii decine di candidature senza risposta, inizi a capire cosa intendono tutti quando parlano di “sopravvivenza”. I resume, così chiamano qui i curriculum, diventano fogli colorati in cui, all’improvviso, sei un giardiniere con esperienza nei migliori resort italiani. Oppure raccontano della tua “importante esperienza” in quel ristorante sotto casa. Dopotutto, con tutte le volte che ci sei andato, i nomi dei piatti li conosci a memoria ma lavorarci davvero è un altro discorso.
E allora arriva il momento più difficile. Quello in cui non ti chiedi più se funziona, ma se è giusto.
È una bugia?
È una necessità?
È adattamento?
O è semplicemente il prezzo da pagare per ricominciare da capo?
Poi vedi che viene chiamato qualcuno più giovane di te, con meno esperienza, magari con un inglese incerto. E capisci che, qui, le regole sono diverse.
E allora pensi: