Quando è più semplice costruire case che curare persone
Una riflessione sul valore del lavoro e su ciò che un paese decide di rendere accessibile
Chi decide quanto vale un lavoro?
Titolo di studio, responsabilità, utilità sociale o, semplicemente la legge del mercato? Queste sono le risposte che sentiamo più spesso. Ma cambiando Paese, ho scoperto che la risposta non è la stessa ovunque.
Scegliere di fare l’infermiera in Italia non è una scelta facile o comoda. Il problema è che a diciannove anni non lo sai. O meglio, pensi di saperlo, ma non hai idea di quanto sarà realmente difficile il percorso.
In Italia, per quanto il carico emotivo sia pesante, ottenere un posto in corsia è relativamente semplice. Bastano pochi giorni dalla laurea per essere catapultati in reparto, e così accade anche a molti immigrati che si affacciano al nostro sistema: è una porta che si apre subito, ma che ti chiede tutto fin dal primo istante.
In Australia la prospettiva cambia completamente.
Qui gli infermieri servono urgentemente. Eppure entrare in quel mondo non è immediato. Il titolo va convertito e validato con esami teorici, pratici e un’abilitazione linguistica di un livello molto alto. È un percorso che richiede tempo, investimenti e un’infinita pazienza.
Intanto ti guardi intorno e vedi settori che corrono più veloci: l'edilizia, l'accoglienza, i servizi alla persona, le celebri miniere australiane offrono un accesso diretto e guadagni che spesso superano quelli di una professione sanitaria altamente qualificata.
Non è una gara a chi guadagna di più. È una riflessione su ciò che un paese sceglie di valorizzare e rendere accessibile e su ciò che invece decide di rendere complesso.
Forse gli infermieri non sono meno utili. Forse sono solo nel posto sbagliato.