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Il mio terzo mese nel down under

Tra tramonti su Perth, yoga e barbecue sulla spiaggia, il terzo mese in Australia sembrava ancora un sogno. Finché una chiamata non ha cambiato tutto: le miniere. E lì ho capito che vivere qui non è solo libertà ma anche isolamento e scelte che fanno paura.

Ci eravamo lasciati con una lezione importante: imparare a uscire dai classici schemi mentali che ci portiamo dietro dall’Italia. L’ansia anticipatoria. Il bisogno di controllare tutto. La convinzione che ogni cosa debba andare secondo un piano preciso. Beh…spoiler: questo mese abbiamo fatto parecchia fatica a ricordarcelo.

Perché no, vivere dall’altra parte del mondo non è sempre facile. E soprattutto non è sempre quella vita perfetta che vedete nei reel con la musica indie in sottofondo, il van sulla spiaggia e i tramonti arancioni.

Anzi.
Direi che non è tutto oro ciò che luccica. E fidatevi, in questa frase c’è nascosto uno spoiler gigantesco. Ma andiamo con ordine.

All’inizio del nostro terzo mese ci stavamo ancora godendo il lato più holiday che working dell’Australia. Le giornate scorrevano lente, leggere, quasi sospese. Ed è proprio questa una delle cose che abbiamo amato di più di Perth: sa essere una città tranquilla, residenziale, quasi silenziosa. Una città dove il ritmo lo scegli tu.

Ma allo stesso tempo, quando vuole, sa trasformarsi in una vera metropoli da due milioni di abitanti. E allora ti ritrovi lì, nel cuore del centa, davanti allo Swan River, al tramonto, circondata da duecento persone di ogni età che partecipano insieme a una sessione di yoga gratuita nella piazza principale. Il cielo diventa arancione, i grattacieli riflettono la luce sull’acqua e per un attimo ti sembra di essere dentro un film. Impagabile. E come quello, mille altri momenti.

YogaSunset


Il festival del Capodanno cinese.
I market del sabato mattina a Trigg Beach.
La gente che si ferma a guardare il tramonto come se fosse la cosa più importante della giornata.

Perché gli australiani hanno questa capacità incredibile: trovare sempre un motivo per festeggiare. O semplicemente per godersi la vita. Ed è bellissimo.


Ma, come abbiamo detto, vivere qui non è solo spiagge e brunch vista oceano. È anche sacrificio. E no, non è costoso come molti raccontano sui social. O meglio: non nel modo catastrofico che vogliono far credere. Però, come in Italia, ogni cosa ha un prezzo. E ultimamente quel prezzo sembra aumentare sempre di più.

Lavorare poche ore non bastava più. Ci sono stati momenti in cui facevo davvero fatica a trovare un senso a tutto questo. Momenti in cui ti chiedi:
“Ma chi me l’ha fatto fare?” Eppure, facendoci forza a vicenda, abbiamo continuato a cercare soluzioni.

Distribuire altri résumé?
Passare ore infinite su Seek e Indeed?
Accettare uno di quei lavori nei resort incredibili sparsi per il Western Australia?

Il bello di questo Paese è anche questo: ti costringe continuamente a reinventarti. Ed è così che, in una normalissima giornata di febbraio, mentre stavamo andando verso il centro di Perth, ricevetti una chiamata.

Anzi. La chiamata.

Non chiedetemi come sia possibile perché ancora oggi non lo so… ma le miniere australiane mi hanno chiamata per un colloquio. E qui forse vale la pena fermarsi un secondo e spiegare bene di cosa stiamo parlando. Uno dei settori più ricchi e potenti dell’Australia è proprio quello minerario: estrazione di ferro, rame, oro, gas… praticamente qualsiasi cosa possa essere tirata fuori dal terreno.

E no, non significa andare nel deserto con pala e piccone come nei video clickbait di TikTok. O almeno…non per tutti.

Attorno alle miniere esistono veri e propri villaggi gestiti da enormi compagnie. Ci lavorano cuochi, camerieri, addetti alle pulizie, receptionist, autisti, personale retail, housekeeping. Immaginate una specie di enorme villaggio vacanze nel mezzo del nulla. Solo che al posto dei turisti ci sono minatori coperti di polvere rossa. Ed è proprio lì che finiscono moltissimi immigrati.

Perché? Perché si guadagna bene.
Anzi, molto bene.

Lavori tantissime ore, accumuli soldi velocemente e soprattutto quei mesi trascorsi nei siti minerari remoti possono aiutarti a ottenere il rinnovo del secondo visto australiano. Insomma: unire l’utile al dilettevole. O almeno così sembra. Perché ovviamente c’è un prezzo anche qui.

Due settimane isolate nel deserto.
Una sola settimana libera.
Dodici ore di lavoro al giorno.
Zero giorni off.

Caldo. Tanto caldo. E animali. Molti più animali di quanti vorresti vedere. Insomma, sì… fai soldi.
Ma a che prezzo?

E quindi eccomi lì, davanti alla gigantesca sede della Sodexo. Entro agitatissima e trovo almeno altre trenta persone, tutte di nazionalità diverse, sedute ad aspettare il colloquio come me.

Io mi ero preparata.
O almeno così credevo. Perché appena iniziano le domande entro ufficialmente nel panico. Mi muovevo continuamente sulla sedia.
Chiedevo di ripetere le domande.
Sorridevo in modo inquietante per la tensione.

Un disastro. Esco da lì convintissima di non essere stata presa. Torno a casa già pronta mentalmente a ricominciare tutto da capo… quando vedo arrivare una mail.

Mittente:
Sodexo.

La apro: “We’re pleased to let you know that you have been selected to progress to the Pre-Employment Stage.” Silenzio.

L’unica cosa che ho pensato è stata: “Oh cazzo. Ora devo partire davvero.” Mi convocano per due giorni di formazione pagata.
Ci consegnano le divise, ci spiegano le regole, i ruoli, i turni.

Potresti finire in cucina a lavare piatti per dodici ore.
Oppure nell’housekeeping a rifare camere senza sosta.
I più fortunati magari riescono a lavorare negli uffici o nel retail del sito minerario. Cambiano i compiti.
Ma il gioco resta sempre lo stesso:

solitudine,
isolamento,
barriera linguistica,
fatica.

E mentre il tempo correva velocissimo, io cercavo disperatamente di godermi le ultime settimane di libertà.

Cene con i cugini.
Barbecue con gli amici in riva al mare.
Bagni al tramonto insieme ai pellicani.
Perché questa Australia sa offrirti momenti così belli da sembrare irreali.
Un sogno a occhi aperti.

Finché una mail non arriva a riportarti bruscamente alla realtà.
12 — 20 marzo. Housekeeping. Miniera d’oro nel mezzo dell’outback australiano.